La burocrazia che frena la transizione ecologica. Fino a 8mila Euro di spesa e due anni di attesa per una pratica ambientale

L’Osservatorio della Cna “Comune che vai burocrazia che trovi”, giunto alla terza edizione, è un progetto volto a monitorare il peso della burocrazia sulle imprese. Alla presentazioni di quest’anno a Roma, con la delegazione della Cna Picena, con il presidente Arianna Trillini e il direttore Francesco Balloni, anche il sindaco di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti.
La prima edizione ha visto come protagonisti gli adempimenti per l’apertura di cinque attività (acconciatore, bar, gelateria, autoriparatore, falegname), la seconda gli ostacoli normativi che gravano sulla somministrazione non assistita di alimenti e bevande. La terza edizione interessa le problematiche di tipo burocratico sottese alla transizione ecologica. In particolare, si analizzano nel dettaglio quali sono gli adempimenti più gravosi per le imprese che operano nel settore dell’installazione di impianti e in quello della moda.
Dal monitoraggio della Cna, fra i tanti dati emersi, per impiantisti e manutentori termici è risultato che la burocrazia ha tolto all’impresa una media di 230 ore lavorative l’anno e con costi superiori a 8mila Euro.
Mentre nel settore della moda sono necessari almeno 30 adempimenti burocratici per le autorizzazioni ad emissioni e scarichi e fino a due anni di attesa, e 2.500 Euro di spese, per avere la possibilità di riutilizzare i prodotti, principio che sta proprio alla base del concetto di economia circolare e sostenibile nel settore della moda, del tessile e della pelletteria.
“In base al concetto di sostenibilità – precisa Arianna Trillini, presidente della Cna di Ascoli Piceno – ogni risorsa è considerata preziosa ed unica e già predisposta in natura alla sua valorizzazione, quindi la transizione ecologica è intesa anche in senso etico come riscoperta della relazione tra l’uomo e l’ambiente in cui vive. La sostenibilità si può implementare se vengono trasformati i processi produttivi ottimizzandoli in favore di una riduzione del loro impatto ambientale e limitando quanto più possibile gli sprechi”.
In questo contesto, il ruolo delle piccole imprese è fondamentale sia per la diffusione capillare nel territorio italiano che per le iniziative e le scelte da intraprendere sulla green economy.
Nel merito, l’osservatorio analizza, per l’attività di installazione di impianti, quanto la normativa, prevalentemente di carattere tecnico, sia farraginosa e soggetta a diverse interpretazioni a livello comunale e regionale.
Per la moda, invece, si indaga l’impatto burocratico dell’intero ciclo produttivo di materie tessili, calzaturiere e della concia, a partire dagli adempimenti legati alla produzione (AUA e conferenza di servizi) e poi quelli legati al fine vita degli scarti di lavorazione (gestione come rifiuto o come sottoprodotto), fino al recupero degli scarti.
“Dall’analisi emerge che gli adempimenti tendono ad aumentare nel tempo per livello di tecnicismo – conclude Francesco Balloni, direttore della Cna Picena – e si moltiplicano nonostante l’esistenza dei processi di digitalizzazione. Questo dal punto di vista dell’impresa si traduce in assegnazione di risorse umane ed economiche dedicate oppure, nel caso delle aziende più piccole, in alti costi di consulenza”.
All’incontro romano sono intervenuti, Sabino Cassese Giudice emerito della Corte Costituzionale, il senatore Paolo Arrigoni, il deputato Pier Luigi Bersani, Marco Fioravanti, sindaco di Ascoli Piceno, il senatore Antonio Misiani, Daniele Vaccarino, presidente della Cna nazionale. Presente anche con la delegazione l’onorevole Lucentini.

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