Fra le imprese che “resistono” nel Piceno spiccano quelle a conduzione femminile. I dati del monitoraggio della Cna di Ascoli per la provincia e per tutte le Marche. Balloni, direttore della Cna di Ascoli: “Piccoli e donne, non certo in cima alla lista dei sostegni, semmai in cima alla lista delle problematiche, ma che dicono con i numeri qualcosa di importante e unico per l’economia e per tutta la società”. Arianna Trillini, vice presidente vicario della Cna Picena: “Attenzione particolare alle donne over 30 che in questo periodo, e malgrado il fatto che siano nel pieno dell’età lavorativa, stanno trovando grandi difficoltà nel ricollocarsi”

Viaggi, servizi e assistenza familiare, sociale e sanitaria. Nell’anno dell’esplosione del Covid le imprese del Piceno che “resistono” sono targate soprattutto al femminile. Lo evidenziano i dati del Centro studi della Cna delle Marche elaborati per la Cna territoriale di Ascoli Piceno.
Nel complessivo di un anno difficilissimo, il 2020, e che lascia un testimone ancor più scomodo e complesso all’anno in corso, il calo delle imprese non è purtroppo un dato che stupisce. Nel Piceno, però, fra le speranze per il futuro ci sono le imprese “in rosa”. I dati della Cna dicono, infatti, che il un calo complessivo, fra il 2019 e il 2020, i dati della provincia danno un meno 0,4 per cento in ordine generale e un meno 0,2 per cento a quelle a conduzione femminile. Nel territorio, rispetto ai dati di tutta la regione, inoltre, quella Picena è l’unica provincia che registra un sia pur risicato aumento delle imprese fatte da donne che si sono iscritte all’Albo artigiani della Camera di commercio.
“Innanzitutto va letta la tipologia delle imprese che più resistono – precisa Francesco Balloni, direttore della Cna di Ascoli Piceno – nel senso che i servizi alla comunità e alla persona hanno dimostrato che c’è bisogno di loro e quindi, a parte le importantissime implicazioni sociali e umane, statisticamente e freddamente il mercato le ha premiate, per quel poco che i tempi che viviamo è possibile. Ma come Cna Picena ribadiamo che di freddo e di numeri c’è davvero poco, perché dietro questi dati ci sono persone che lavorano, danno lavoro e offrono servizi importanti per le famiglie, le persone e le altre imprese. E’ un messaggio importante per l’8 marzo. Ovvero che i piccoli e piccolissimi, come le imprese al femminile, sono sul campo e non mollano, anche se non sempre sono loro nella lista prioritaria di chi riceve aiuti e sostegno”.
“Questi dati e queste considerazioni – aggiunge Luigi Passaretti, presidente della Cna Picena – valgono per il piccolo artigianato, come per il commercio di prossimità e per le donne, che riescono a coniugare lavoro e cura della famiglia. Un segnale da non lasciare cadere nel vuoto a tutti i livelli istituzionali e per tutte le iniziative legislative a venire, e ci auguriamo sempre più di supporto, da ora al prossimo futuro”.
“Il regalo più bello che come Associazione possiamo fare alle donne – conclude Arianna Trillini, vice presidente vicario della Cna Picena e titolare di un’impresa artigiana ascolana al femminile – non solo l’8 marzo ma tutti i giorni, è supportarle e fornire loro gli strumenti e la formazione necessari all’autoimprenditorialità, per avere una propria indipendenza e soddisfazione professionale e personale. Per le giovani ma soprattutto per le over 30 che pur essendo nel pieno della vita lavorativa in questo periodo stanno trovando grandi difficoltà a ricollocarsi. Anche questo farà la differenza nel difficile e incerto disegno per il futuro”.

Le imprese femminili tra il 2019 e il 2020. Tra il 2019 e il 2020 (anno primo della pandemia) le imprese femminili calano di 355 unità in tutta la regione, l’1,0% in meno rispetto al 2019. Si tratta di una perdita più intensa di quella subita dal tessuto complessivo delle imprese nella regione (-0,8%) e non generalizzata a tutte le aree provinciali delle Marche. Il divario a sfavore delle imprese femminili (la maggiore perdita nel corso del 2020) è sensibilmente più marcato per la provincia di Ancona (-1,8% contro -1,3%). Nella provincia di Ascoli Piceno il divario è ridotto a due decimali particolarmente

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