PIU’ DI DUE TERZI DELLE ABITAZIONI E DEGLI IMMOBILI PER ATTIVITA’ PRODUTTIVE, CON DANNI GRAVI O DISTRUTTI, NON HANNO ANCORA RICEVUTO IL VIA LIBERA PER AVVIARE I LAVORI. LA CNA DI ASCOLI FA IL PUNTO DELLA RICOSTRUZIONE POST TERREMOTO E ILLUSTRA I DETTAGLI DEL “BONUS SISMA” APPENA VARATO DAL GOVERNO

PIU’ DI DUE TERZI DELLE ABITAZIONI E DEGLI IMMOBILI PER ATTIVITA’ PRODUTTIVE, CON DANNI GRAVI O DISTRUTTI, NON HANNO ANCORA RICEVUTO IL VIA LIBERA PER AVVIARE I LAVORI. LA CNA DI ASCOLI FA IL PUNTO DELLA RICOSTRUZIONE POST TERREMOTO E ILLUSTRA I DETTAGLI DEL “BONUS SISMA” APPENA VARATO DAL GOVERNO

Due attività produttive su tre e tre abitazioni su quattro, con danni pesanti o completamente distrutte, non hanno ancora ricevuto il via libera per i lavori di ricostruzione. E’ questo il bilancio, al 3 dicembre 2019, più di tre anni dopo le scosse devastanti, del post sisma nel Piceno in base ai dai che la Cna di Ascoli ha elaborato con la collaborazione del Centro studi della Cna regionale delle Marche. “Ferme le attività produttive in loco e ferme le imprese che dovrebbero lavorare a questi cantieri – commenta Francesco Balloni, direttore della Cna di Ascoli – con il risultato di un danno doppio per il territorio. Un danno sia per chi è ancora senza casa o senza possibilità di lavorare nella propria azienda originaria, sia per le tante piccole e medie imprese di costruzione che, come indicano i dati anche di quest’anno, continuano a chiudere i battenti a fronte di un notevolissimo potenziale di lavoro e commesse che potrebbero invece avere”.
Un po’ meno critica la situazione per i danni lievi e le richieste di delocalizzazione con, rispettivamente, il 46 e il 47,4 per cento delle pratiche non ancora evase. Quindi, di contro, con poco più della metà delle posizioni andate a buon fine. “Ma tre quarti delle abitazioni e due terzi delle attività produttive ancora ferme al palo – aggiunge Luigi Passaretti, presidente della Cna di Ascoli – il nostro territorio, e le zone montane in particolare, rischiano ogni giorno che passa di sprofondare sempre più nel baratro della desertificazione. Dopo tutto questo tempo chi vorrà tornare? E tornare a casa ma senza servizi vicini o creando servizi ma senza case, quindi utenti e clienti, attorno? Siamo a un punto di non ritorno. Interventi urgentissimi o non ci sarà più tempo”.
E sul fronte della burocrazia, dello snellimento delle pratiche e sugli incentivi al ritorno sui territori, la Cna di Ascoli confida sul nuovo “Bonus sisma” appena varato con decreto dal Governo. “Strumenti come l’autocertificazione per le pratiche burocratiche – conclude Emidio Bernardini, portavoce del settore Costruzioni per la Cna di Ascoli – e la possibilità di avere un credito d’imposta fino all’85 per cento della spesa fatta per adeguamenti sismici ed energetici, speriamo facciano la differenza. Per un territorio che ha ancora moltissime ferite e per le nostre imprese del settore costruzioni che da anni sono ferme al palo”.

IL PUNTO SULLA RICOSTRUZIONE IN BASE ALLE PRATICHE PRESENTATE AGLI UFFICI PER LA RICOSTRUZIONE (USR)
La Cna di Ascoli ha elaborato, grazie al Centro studi della Cna delle Marche, i dati aggiornati al 3 dicembre 2019, relativi alla ricostruzione nel Piceno. I dati sono relativi alle pratiche presentate presso gli Uffici di ricostruzione (Usr) sulla base delle ordinanze 4 (Danni lievi su immobili a prevalente destinazione d’uso abitativa o produttiva), 9 (Delocalizzazione temporanea di attività produttive), 13 (Ripristino e ricostruzione di immobili produttivi), 19 (Ricostruzione pesante).

Tipo di ordinanza Contributi concessi Domande NON evase Totale domande
4 609 519 1.128
9 90 81 171
13 17 34 51
19 99 358 457
totale 815 992 1.807

 

Tipo di ordinanza Contributi concessi Domande NON evase Totale domande
4 54% 46% 100%
9 52,6% 47,4% 100%
13 33,3% 66,7% 100%
19 21,7% 78,3% 100%
       

 

COME FUNZIONA IL “SISMA BONUS”
Se su un proprio immobile si ha intenzione di effettuare lavori per mettere a punto misure antisismiche, lo Stato permette di ottenere un rimborso sulle spese. La detrazione consiste in un rimborso IRPEF che va dal 50% all’85% a seconda dei casi, sul costo pagato e fino a una spesa massima di 96.000 euro.
Ciò significa che se si spendono 50.000 euro per i lavori edilizi e si ha diritto a una detrazione del 50%, si ottengono 25.000 euro di rimborso IRPEF. L’Agenzia delle Entrate rimborsa quanto dovuto non in un’unica soluzione ma in 5 rate annue, ossia 5.000 (25.000/5) euro all’anno per 5 anni.
Se invece, per esempio, si spendono 140.000 euro, non si ha diritto a 70.000 euro di detrazione perché la spesa massima detraibile è di 96.000 euro. Quindi la detrazione massima a cui si ha diritto è di 45.500 euro, sempre divisa in 5 quote annuali.
Il funzionamento di questa agevolazione è molto semplice: supponiamo che si effettuano lavori per implementare misure antisismiche sull’immobile. Si spendono 50.000 Euro e si ha diritto a 25.000 euro di rimborso IRPEF.
Si ha diritto al “Sisma bonus” se si effettuano lavori di implementazione con misure antisismiche su immobili situati in:
– Zona sismica 1 e 2, ossia zona ad alta pericolosità sismica;
– Zona sismica 3, ossia zona a minor rischio sismico
Si ha diritto al sisma bonus sia sugli immobili ad uso abitativo che ad uso attività economica, cosiddetti beni strumentali (capannoni, uffici, aziende, ecc.). L’agevolazione infatti spetta sia ai soggetti che pagano l’IRPEF, che ai soggetti tenuti a pagare l’IRES.
La detrazione si calcola sull’importo speso, secondo le seguenti percentuali:
– 50% su una spesa massima di 96.000 euro, divisa in 5 rate annuali
– la percentuale sale al 70% se dai lavori effettuati l’immobile ha una diminuzione del rischio sismico di 1 classe
– la percentuale sale all’80% se dai lavori effettuati l’immobile ha una diminuzione del rischio sismico di 2 classi
– se il lavoro è eseguito sulle parti comuni di un condominio, la percentuale di detrazione è pari al 75%
– la percentuale sale, infine, all’85% solo se dai lavori eseguiti l’immobile ha una diminuzione del rischio sismico di 2 classi
Si ha diritto al sisma bonus anche in caso di abbattimento e successiva ricostruzione di un immobile purché ricostruito con la medesima volumetria dell’edificio precedente. La ricostruzione senza aumento di volumetria deve risultare nel titolo amministrativo (SCIA, ecc.) che autorizza i lavori, che deve indicare che si tratta di lavori di “conservazione del patrimonio edilizio” e non di nuova costruzione. Si ha diritto al bonus anche in caso di ricostruzione con sagoma diversa e anche se è avvenuta con tenue dislocamento in confronto al sedime originario.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che si può anche cedere il credito derivante dalla detrazione. Può cederlo sia un consumatore, che un titolare di ditta individuale oppure di una società.
E’ possibile cedere il credito:
Puoi cedere il credito:
– all’impresa che ha fatto i lavori sull’immobile
– alle banche
– ad altri soggetti privati connessi ai lavori che hanno generato la detrazione. Quindi per esempio, in caso di lavori condominiali, il credito si può cedere ad altri condomini. Oppure, in caso di gruppo societario, si può cedere il credito ad altre società facenti parte del gruppo. Infine, se un soggetto ha ceduto il credito, chi lo ha ricevuti può a sua volta nuovamente cederlo a un altro soggetto.
Le nuove costruzioni non hanno diritto al “Sisma bonus”, neanche se l’impresa le costruisce con il massimo delle misure antisismiche. La legge destina il sisma bonus solo agli interventi edilizi su edifici esistenti. C’è un solo caso in cui spetta anche alla costruzione, o meglio alla ricostruzione, ovvero se si è demolito un edificio e lo si è ricostruito.
L’agevolazione è dedicata solo ai comuni a rischio sismico, ossia quelli facenti parte delle seguenti classi di rischio:
– comuni a rischio sismico 1: sono le zone più esposte a pericolo di terremoto;
– comuni a rischio sismico 2: sono zone dove l’eventualità di potenti terremoti è alta;
– comuni a rischio sismico 3: sebbene l’eventualità di potenti terremoti sia minore rispetto alle zone 1 e 2, non sono da escludere.

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