ALLARME DELLA CNA DI ASCOLI: SE NON SI MODIFICA IL DECRETO SULLA RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA E ANTISISMICA NEL PICENO SONO A RISCHIO DI SOPRAVVIVENZA QUALCOSA COME DUEMILA MICRO E PICCOLE IMPRESE DEL SETTORE IMPIANTISTICO E DEL RELATIVO INDOTTO. BALLONI, DIRETTORE CNA ASCOLI: “BENE GLI INCENTIVI PER EFFICIENTARE MA I PICCOLI NON POSSONO FARE DA BANCOMAT AL FISCO E ALLA CLIENTELA”

ALLARME DELLA CNA DI ASCOLI: SE NON SI MODIFICA IL DECRETO SULLA RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA E ANTISISMICA NEL PICENO SONO A RISCHIO DI SOPRAVVIVENZA QUALCOSA COME DUEMILA MICRO E PICCOLE IMPRESE DEL SETTORE IMPIANTISTICO E DEL RELATIVO INDOTTO. BALLONI, DIRETTORE CNA ASCOLI: “BENE GLI INCENTIVI PER EFFICIENTARE MA I PICCOLI NON POSSONO FARE DA BANCOMAT AL FISCO E ALLA CLIENTELA”

Riqualificazione energetica e messa in sicurezza antisismica: se il Governo non modificherà urentemente la normativa nel Piceno sono a rischio di sopravvivenza oltre 2mila piccole e micro imprese. Soprattutto del settore impiantistico ma anche dell’edilizia e della serramentistica. E’ l’allarme che lancia la Cna di Ascoli Piceno in base ai dati elaborati dalla Cna nazionale. “Una provincia come a nostra – spiega Francesco Balloni, direttore della Cna di Ascoli – nella quale risparmio ed efficientamento energetico andranno di pari passo, nel futuro immediato e prossimo, con la ricostruzione e le problematiche post sisma, una norma che, per quanto positiva nell’incentivare messe a norma e ristrutturazioni, costringe piccole e piccolissime imprese a fare da bancomat, è davvero pericolosissima”.

Per questo la Cna Picena giudica molto negativamente la misura del Decreto Crescita che consente all’impresa esecutrice dei lavori, per la riqualificazione energetica e per la messa in sicurezza anti-sismica degli immobili, di anticipare al cliente la detrazione sotto forma disconto in fattura, con la possibilità di recuperarlo in cinque anni. Questa ipotesi – sostiene la Cna – scarta a priori artigiani e piccole imprese, che non dispongono dei polmoni finanziari sufficienti a trasformarsi in bancomat. Non è il loro ruolo e questo le costringerebbe a lavorare per i grandi gruppi, sottostando alle loro condizioni e senza la possibilità di emanciparsi e di crescere come imprese artigiane.

La Cna chiede invece che si possa cedere il credito d’imposta, corrispondente alla detrazione fiscale connessa alla spesa effettuata, direttamente alle banche, proprio per evitare che artigiani e piccole imprese non possano acquisire il credito per carenza di risorse finanziarie o di capienza fiscale tale da consentire la procedura di compensazione. D’ora in poi, infatti, chi vorrà acquistare un condizionatore, un climatizzatore, una caldaia, un impianto fotovoltaico o qualsiasi altro impianto energetico potrà avere subito uno sconto in fattura del 50% dalla ditta fornitrice. Fino a qui niente di strano. Se non fosse per il fatto che per tale importo (ovvero il 50% del costo), il recupero per l’impresa verrà spalmato in cinque anni. Una misura insostenibile per i piccoli che si troverebbero non solo a dover pagare per intero e subito il costo dell’impianto al fornitore ma ad anticipare per l’utente la metà del costo dell’impianto stesso.

“Facciamo appello – concude il direttore Balloni – a tutti i parlamentari, ed in particolare quelli del nostro territorio, affinchè si blocchi tale provvedimento”.

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